Musica IN terapia
Blog di studio e ricerca sulla utilizzazione della musica nelle strutture sociosanitarie proposto da un esperto in musica e disabilita' , già musicista presso l'Opera Don Guanella di Roma.
giovedì 26 marzo 2026
jazz
Linguaggio ispirato all’inclusione e all’integrazione1
1. Perché il jazz a scuola? Perchè il jazz è espressione umana creativa individuale e di gruppo del “qui ed ora” e trasmette ai ragazzi l'utilizzo del suono e della musica come linguaggio non verbale storicamente ispirato all'inclusione ed all'integrazione. 2. Come fare/pensare il jazz a scuola? Cioè quali sono gli aspetti metodologici specifici delle pratiche jazzistiche che possono essere declinate nelle situazioni particolari dei nidi, delle scuole dell’infanzia, delle classi della primaria, nella scuola media? Questi aspetti metodologici in cosa si differenziano e/o come possono interagire con le diverse metodologie messe in atto nell’educazione musicale? Il jazz contribuisce all'utilizzo libero e creativo dei parametri sonori dando agli strumenti nuovo protagonismo ed utilizzo, alle composizioni criteri innovativi , all'improvvisazione linee di sviluppo metodologiche, alle persone indipendenza e socialità nel contesto della performance. L'origine popolare-interetnica permette la libera espressione fin dalla più tenera età in frammenti sonori inseriti in schemi compositivi con tratti informali e formali. 3. Cosa fare di jazz a scuola? Cioè: quali attività e quali contenuti del jazz si possono proporre in relazione alle diverse fasce d’età e ai diversi contesti operativi scolastici? Il jazz si inserisce con modalità interdisciplinari nell'accoglienza culturale, nel rispetto delle usanze e dei riti, nella storia dell'esodo dei popoli e delle contaminazioni sonoreculturali, nell'educazione alla democrazia partecipativa e nella storia dei diritti civili. 4. Chi fa jazz a scuola? Quali competenze deve avere l’insegnante che nella sua classe vuole fare jazz? Quali competenze deve avere il musicista jazz chiamato a fare attività nelle scuole? Deve avere il piacere di fare jazz e far parte del circuito musicale, avere preparazione etnomusicologica e competenza nell'organizzazione delle band piccole e grandi, anche di tipo pratico-amministrativo. 1 L’autore risponde alle domande poste dalla redazione di Musicheria.net in merito al progetto Il Jazz va a scuola promosso dalla Federazione Nazionale Il Jazz Italiano: https://www.musicheria.net/rubriche/jazz-edintorni/5135-il-jazz-va-a-scuola-perche-come-cosa-chi
Esperienza
PERFORMANCE TEATRALE SONORO MUSICALE INTEGRATA
Rolando Proietti Mancini
Francesco Pirone
Premessa da scenario
In riferimento alla tradizione popolare terapeutica del fenomeno del “Tarantismo” (cfr. “La terra del rimorso” Ernesto De Martino e il “Tarantismo” stesso autore), i laboratori di musicoterapia del Centro di Riabilitazione Opera don Guanella di Roma proposero nel 2007 un viaggio con un gruppo di ospiti, all’interno della ricostruzione storica del fenomeno.
L’evidente drammatizzazione contadina finalizzata a risolvere i conflitti e traumi psicologici, reintegrando il “tarantato” nell’ordine sociale, offrì ai musicoterapisti la possibilità di realizzare una drammatizzazione attingendo al patrimonio di ricerca etnomusicologica, partendo dallo studio di Jervis, Jervis Comba, Carpitella, D’Ayala e lo stesso De Martino.
Nel “Tarantismo” la musica con il suo ritmo ridona vita alla persona con la sua caratteristica principale: il movimento.
La “Taranta” rappresenta il simbolo egemone intorno al quale costruire la drammatizzazione: musica, danza, colori, oggetti del rito e simbolismo stagionale sono coordinati e unificati nel simbolo della “Taranta”; così gli strumenti musicali cari alla tradizione popolare quali: flauto, organetto, tammorra, nacchere, violino, ciaramella, chitarra battente, chitarra, ocarina.
La Pizzica Tarantata è una danza terapeutica popolare che ha origine nell’antichissimo rito di guarigione delle “Tarantate”, durante la funzione religiosa della messa esorcismo del 29 giugno, che si svolgeva e si svolge tuttora presso la cappella di San Paolo a Galatina, santo protettore di tutti coloro i quali sono morsi da animali velenosi.
Pertanto, si pensò ad un libero adattamento di una farsa del 1794 tratta dal saggio di Ernesto De Martino “La terra del rimorso Il sud, tra religione e magia” – Net Quality Paperback 2002.
La farsa venne rappresentata a Firenze nel 1794 dalla compagnia degli Andolfati. Si tratta di una satira contro una medicina fatta da ciarlatani e impostori, “ma non priva di interesse come documento di costume e di un certo orientamento della media opinione dell’epoca sulla questione del tarantismo”.
In breve la storia:
L’azione è ambientata a Taranto, dove nella casa di un ricco avaro si introduce l’innamorato della figlia, già promessa sposa ad un uomo anziano, avaro e ricco anche lui.
Lo spasimante trova la casa a soqquadro, perché il futuro suocero è stato morso dalla tarantola mentre cercava nello scrigno del fratello morto oro e gioielli: l’eredità.
Avaro com’è, il tarantolato non vuole pagare i medici che dovrebbero curare la sua crisi. I medici ciarlatani cercano in vari modi di spillargli più soldi possibili.
L’ innamorato, per entrare nelle grazie del futuro suocero, si occupa dell’onorario dei medici, i quali a nulla riescono per guarire questo tipo di male. Riesce anche a svergognarli mostrando l’efficacia della “cura tradizionale”, la cura mediante i suoni.
Quindi inizia la cura con l’”esplorazione” sonora fino alla completa guarigione … e tutti vissero felici e contenti.
Il giovine rivolto al pubblico “questi signori (i medici ciarlatani) sanno benissimo che il male del nostro signor… è una morsicatura di tarantola, ragno che nascendo particolarmente in Taranto viene denominato così. La musica è la sola medicina che adoprasi in tali incontri. Si tentano vari strumenti, finché si trova il suono che sia più analogo alla tensione dell’ammalato: si principia dal suono del flauto, che è più dolce, si passa al suono del violino che è suono acuto, ma questi due per lo più non hanno bastevole forza per essere troppo delicati. Si viene allora a istrumenti grossolani e strepitosi, li quali non mancano mai di produrre l’effetto desiderato. L’infermo comincia a ballare, e balla con tanta veemenza che per la stanchezza è costretto a cadere a terra; allora è guarito; trovasi la parte morsicata sgonfia interamente e sanissima. Mentre ch’ei balla, ballano ancora le varie tarantole che sono in quella casa se ve ne sono, e ballano sinché crepano tutte. Si avverte ancora che con l’ammalato bisogna che ballino i circostanti ancora s’egli lo vuole, altrimenti s’inquieterebbe con molto danno. Quest’è la vera e semplice medicatura per i morsicati della tarantola “.
Modalità di intervento
Nella nostra attività drammatica, offriamo delle occasioni che permettono di superare quelle incapacità che la disabilità, a tutti i livelli, comporta.
Il nostro fare “teatro” non pensa in termine di stile teatrale, ma il teatro viene pensato come una possibilità in più per il partecipante problema, come ulteriore strumento di comunicazione.
Il partecipante problema ripercorre nell’attività drammatica, oltre alla storia culturale, la storia relazionale che stabilisce con gli altri: il gruppo azione e il probabile pubblico.
La nostra attività si affianca ad altri laboratori (terapia occupazionale, logopedia, arti e mestieri) e permette di realizzare occasioni, di potenziare quello che ognuno ha dentro.
Non è la realizzazione finale più o meno riuscita quello che interessa; preme che i partecipanti siano i soggetti della storia vissuta in quel momento e in quello spazio.
E poi, ben venga il sincero piacere e applauso dello spettatore, che tornando nel proprio contesto di vita, non riuscendo a staccarsi dalle sensazioni provate durante la performance, avrà raccolto la testimonianza della carica umana degli “attori”, che, quando riescono ad esternare la propria interiorità, mettono a dura prova la nostra.
Il pubblico viene accompagnato in un mondo inimmaginabile, quello di un tarantato, in cui l’immaginazione si scatena e vede quello che nessun racconto verbale sarebbe stato in grado di raccontare: anche se trattasi di una farsa è pur sempre, con tutta la carica emotiva impressa dagli “attori”, dalle musiche e ritmi, lo spaccato di un mondo, quello di un “tarantato”.
La musica per la guarigione del tarantismo non aveva una funzione di danza fine a se stessa, né di far divertire, (come oggi molta gente crede a causa di una errata comunicazione ). Per i momenti collettivi c’era il ballo sociale che veniva utilizzato per le feste, i matrimoni. L’obiettivo della cura con i suoni era la soluzione del male.
La cura con i suoni seguiva precisi canoni di esecuzione. Costituiva uno strumento, come il lamento funebre ad esempio, di cui il popolo poteva disporre per riconquistare la salute perduta.
Obiettivi generali
1. allestire un contesto teatrale;
2. suddividere la rappresentazione in sequenze emotive;
3. ampliare l’aspetto emotivo con i sostegni sensoriali;
4. predisporre situazioni nelle quali far emergere le sensazioni e le risposte dei soggetti;
5. condividere nel gruppo, sostenuto e supervisionato, le emozioni della drammatizzazione;
6. programmare la generalizzazione e la socializzazione dell’evento.
7. elaborazione di una partitura informale.
Obiettivi individuali sui seguenti punti specifici (da elaborare in base ai partecipanti prescelti)
• consapevolezza degli altri: interazione positiva;
• sviluppo delle abilità comunicative;
• sviluppo della motricità grossolana attraverso la danza mimica;
• autodirettività – autostima;
• abilità di imitazione;
• integrazione sociale
• dialogo sonoro;
• sviluppo abilità percettivo – motorie;
• sviluppo comportamento attentivo positivo.
Obiettivi individuali sui seguenti punti specifici (elaborati in base ai partecipanti)
consapevolezza degli altri: interazione positiva; sviluppo delle abilità comunicative; sviluppo della motricità grossolana attraverso la danza mimica; autodirettività autostima; abilità di imitazione; integrazione sociale dialogo sonoro; sviluppo abilità percettivo motorie; sviluppo comportamento attentivo positivo.
Strategia
• Ricerca storiografica, geografica, sonoro musicale.
• Il contenuto è stato inserito in una “CANTATA POPOLARE” (una storia di contadini, rifacimento ad tematiche proprie del cosiddetto “TEATRO POVERO”) da apprendere ed eseguire, ed in una elaborazione scenografica (la tarantola) e coreografica da costruire insieme. In questo siamo stati aiutati da un gruppo di professionisti di ricerca etno musicale “AURIKO” nato a Roma nel 2003. Con un repertorio di canti della tradizione italiana; alcuni di Avigliano (Lucania), tramandati oralmente; altri della tradizione lucana più arcaica, della tradizione campana, pugliese e laziale con contaminazioni di suoni e ritmi che partono dalla nostra realtà etnico culturale e sociale hanno composto una colonna sonora, eseguita live apposta per la drammatizzazione.
• Per la gestualità ,le coreografie e i balli è stato di valido aiuto il contributo dato dall’ antropologa ballerina, Prof.ssa Barbara Terenzi.
• Elaborazione di partitura informale.
• Elementi scenici elaborati e costruiti dagli stessi partecipanti: la tarantola costruita tramite una grancassa, le maschere dei medici ciarlatani, di Antoniotto (l’innamorato), Assuntona (l’innamorata), Don Amilcare (il padre).
ANTONIOTTO, ASSUNTONA, DON AMILCARE (2)Considerazioni
L’attività di drammatizzazione, fornisce, nel contesto musicoterapico, una risorsa straordinaria: nei partecipanti, sviluppano le abilità motorie, verbali e sociali; aumentano l’autostima, la sicurezza di sé e l’assertività; nei gruppi promuovono la tolleranza, il rispetto reciproco e la coesione.
La drammatizzazione della “Taranta: ovvero dei sistemi di cura” può essere considerata un intervento di musicoterapia a “cielo aperto”: è la partecipazione di tutti, corale.
Come nella pratica rituale, in questo caso la taranta, l’obiettivo è di scongiurare le ansie di un’esistenza precaria, la terra del rimorso “terra del cattivo passato che torna e opprime col suo rigurgito…”, per analogia, si può intervenire in una situazione problema con obiettivo il superamento degli schemi relazionali e riabilitativi ormai cristallizzati e ripetitivi.
• Particolari modalità di interazione con l’elemento sonoro ritmico musicale.
• Le riflessioni emerse all’interno del gruppo hanno consentito una progressiva maturazione delle modalità relazionali ed una messa a fuoco delle problematiche comunicative comportamentali.
• La drammatizzazione della farsa è stata l’occasione di far entrare in contatto due realtà: il gruppo problema e il gruppo di professionisti gli AURIKO e l’antropologa ballerina prof.ssa Terenzi.
• Suoni e ritmi studiati e approfonditi quelli degli AURIKO, con suoni e ritmi arcaici quelli del gruppo problema.
La creazione di gesti e di segni, la verbalizzazione per la “rappresentazione” dei vissuti emotivi: la malattia, la morte, la morsicatura, l’amore, ha permesso alla drammatizzazione di essere veicolo comunicativo con il pubblico, stabilendo un complesso sistema di relazioni e valori: in un processo continuo di integrazione.
Integrazione: da un sistema “chiuso” come cambiamento verso sistemi aperti in un processo dinamico che non abbandona l’individualità all’interno del gruppo.
L’incontro dei partecipanti “attori”, i nostri “musicisti” con il gruppo degli AURIKO, la coreografia studiata dall’antropologa ballerina ha significato una grossa valenza riabilitativa/integrativa: i suoni, i ritmi eseguiti dagli ospiti, il ballo si inserivano pienamente con quelli del gruppo di ricerca etno musicale.
Rolando Proietti Mancini, Musicoterapeuta
Francesco Péirone, Musicoterapeuta
Riferimenti bibliografici
Biner, P.; Il Living Theatre atti De Donato 1974
Cabutto, M.; La musicoterapia XENIA 2000
Centro Studi Interdipartimentale in psichiatria della provincia di Cuneo Follia a
teatro? O teatri della salute? anno accademico 2004 / 2005
De Martino, E.; La Terra del Rimorso Il sud, tra religione e magia – Net quality paperback
Fornari, F.; Psicoanalisi della musica Longanesi & C 1984
Garzantina della musica la nuova enciclopedia della musica 1983
Luzzati, E.; Conte, T.; Facciamo Insieme Teatro Einaudi 1977
Moreno, J.L.; Il Teatro della spontaneità Guaraldi 1973
Pontremoli, A.; Teoria e Tecniche del teatro educativo e sociale Utet
università 2005
Sciaccaluga, G.; Laboratorio Teatrale editrice La Scuola 1982
Percorsi
COMITATO SCIENTIFICO DI STUDIO SULLA MUSICA FACILITATA
Esperienza pregressa.
Al fine di rendere fruibile al maggior numero di cittadini il circuito di educazione musicale, questa Delegazione del Sindaco di Roma per i temi dell'Handicap istituisce al suo interno un Comitato scientifico di studio sulla musica facilitata.
La costituzione di tale Comitato nasce da una riflessione di fondo: in ogni classe scolastica alcuni bambini (generalmente il 15-20%) presentano difficolta' di vario ordine in tema di apprendimento; si tratta di bambini con lievi ritardi di sviluppo neuromotorio o sensoriale (a volte con gravi danni limitati all'area motoria), ma che possono essere, se non aiutati, coinvolti in un processo negativo a catena che li puo' condurre in situazioni di estrema difficolta' sia sotto il profilo dell'apprendimento che in quello dell'integrazione sociale.
Parliamo di bambini cosiddetti iperattivi, oppure ipovedenti, ipoacusici, con DSA (disturbi specifici di apprendimento ), con minimi danni cerebrali, dislessici, disprassici o aprassici, con danni al sistema motorio, etc. per i quali il sostegno scolastico (a volte ridotto in termini di orario) non e' in grado di affrontare il discorso dell'educazione musicale informale e formale.
Anche fuori dall'orario scolastico tali bambini (e non solo bambini) vengono di fatto esclusi (attraverso "barriere" di educazione musicale) dal circuito delle scuole di musica in quanto necessitano oggettivamente di una pedagogia personalizzata e di operatori specializzati.
Tali operatori non sono gli esperti di musicoterapia, in quanto tale disciplina emergente si occupa di terapia e non di educazione musicale personalizzata, e si rivolge ai disabili della comunicazione (spesso gravissimi) utilizzando tecniche psico-corporeo-sonore finalizzate a stabilire un canale di comunicazione; essa nasce e si sviluppa prevalentemente all'interno delle istituzioni per disabili (ex art. 26) ed entra nella scuola per i casi di gravi problemi di comunicazione.
Le persone di cui parliamo in musica facilitata spesso non hanno alcun problema di comunicazione ; non e' raro invece il caso di bambini che, limitati in alcune aree di apprendimento o motorie, sono in qualche modo "superdotati" sotto l'aspetto della comunicazione non verbale.
La musica facilitata non e' quindi in opposizione alla emergente musicoterapia, ma affronta il discorso dell'educazione musicale personalizzata per soggetti che spesso per precisi problemi non riescono a frequentare una scuola di musica o che, pur sapendo suonare uno strumento, non riescono ad avere gli strumenti per far parte di una band.
La presenza di esperti di musicoterapia nel Comitato non ha quindi una funzione "terapeutica" ma serve altresi' a non confondere i due distinti settori.
C'e' quindi bisogno di personale educativo specializzato, adeguato al quadro oggettivo di necessita', personale che presumibilmente potra' essere individuato tra gli operatori esistenti nel campo dell'educazione musicale, al quale puo' essere proposta una suppletiva specializzazione per i temi dello sviluppo neuromotorio "normale" ed originale.
Tale personale cosi' formato potra' auspicabilmente in futuro operare nel circuito musicale in qualita' di facilitatore, in grado di accompagnare il bambino (e non) con problemi specifici entro una corsia preferenziale di educazione musicale, nella scuola pubblica e nelle scuole di musica, relazionandosi positivamente con il personale socio-sanitario.
In tale prospettiva la Delegazione del Sindaco di Roma per i temi dell'Handicap prende l'iniziativa di costituire al suo interno un Comitato scientifico di studio dulla musica facilitata che presumibilmente svolgera' la sua attivita' dal 1-2-2001 al 1-2-2002, con al suo interno i seguenti componenti:
-Dott.Riccardo Callori Di Vignale, neuropsichiatra infantile (ASL di Marino, consulente di vari centri psico-medico-padegogici nonche' del Provveditorato agli Studi di Roma e Provincia)
-Prof. Giovanni Piazza, docente presso il Conservatorio di S.Cecilia, protagonista in Italia della diffusione ed approfondimento della metodologia Orff-Schulwerk
-Ciro Paduano, responsabile della Scuola di Musica di Donna Olimpia per l'educazione musicale infantile
-Francesco Saverio Galtieri, Presidente del Coordinamento Romano delle Scuole di Musica
-Prof.Roberto Mayer, neuropsichiatra infantile, gia' docente presso l'Universita' La Sapienza di Roma
-Rolando Proietti Mancini, esperto di musica e disabilita' presso l'Opera Don Guanella, responsabile del Centro di Ecologia Umana di Legambiente
-Dott.ssa Ileana Argentin, Delegata del Sindaco di Roma per i temi dell'Handicap
-Dott.Rolando Galluzzi -Mirella Macheroni, funzionari della Delegazione del Sindaco di Roma per i Temi dell'Handicap
-..................., membro FISH
-..................., Membro della Consulta cittadina per i temi dell'Handicap
-Patrizia Mirabella, rappresentante dell'Associazione Culturale Europea Per L'Ecologia Del Suono
-Daniela Salamiti, logopedista presso il centro psico-medico-pedagogico Casa Giocosa, esperta in laboratori di musica ed handicap
-Diego Maugeri, musicista
-Paolo Feligioni, musicista e studente presso il Centro di Educazione Permanente di Assisi
-Roberto Diana-musicoterapista
Tale Comitato ha il compito di elaborare un documento da consegnare alle strutture competenti del Comune di Roma per attivare auspicabilmente un percorso competente atto a facilitare l'accesso delle persone citate al circuito di educazione musicale.
Tale documento dovra' prevedere:
-una introduzione di carattere teorico-scientifico
-una descrizione della situazione cittadina utilizzando anche la banca dati delle Scuole di Musica, del Provveditorato e delle Associazioni operanti nel settore della disabilita'
-una analisi dei bisogni reali
-l'elaborazione di obiettivi, strategie e verifiche applicabili
-l'elaborazione di ipotesi formative della figura professionale del facilitatore
- una strutturazione di ipotesi di progetto operativo
-l'individuazione di interlocutori amministrativi
-l'individuazione di scuole pubbliche e private nelle quali attivare laboratori sperimentali di MF, determinando gli operatori preposti ed il supporto di supervisione e sostegno
-una proposta di CARD di sconto economico per gli allievi che vorranno frequentare corsi facilitati nelle scuole private, collegata ad un ipotetico criterio di convenzionamento.
-l'individuazione di eventuali ausili tecnologici per la musica facilitata realizzando un depistage con le Ditte di Settore e le Associazioni competenti
Il Comitato si riunira' almeno una volta al mese, su convocazione della Delegazione del Sindaco nella sede indicata dalla stessa.
La Delegazione nel periodo nov.2001-genn.2002 provvedera' alla stampa del documento finale previsto.
Associazione professionale europea musicoterapisti ecologici e facilitatori musicali
Agli operatori e studiosi di musica e disabilita’
Alle associazioni ecologiche ed ambientaliste
Alle scuole di musica
Alle associazioni di riab. convenzionale e non
Oggetto : presentazione finalizzata alla collaborazione scientifica
Ill.me/i signore/i ,
ci permettiamo di emettere la presente circolare cortesemente e rispettosamente , nello spirito della ricerca e del lavoro comune , premettendo di voler evitare ogni sterile polemica in merito a chi ha inventato la musicoterapia ed a chi si ritiene _ in totale buona fede _ il suo legale predestinato rappresentante ; siamo in concreto interessati esclusivamente a relazioni di studio e ricerca con chiunque sia animato dallo spirito di una "scienza con coscienza".
Riassumiamo pertanto brevemente le premesse epistemologiche del nostro percorso:-
-Per musicoterapia ecologica intendiamo attualmente (e’ un work in progress) una scuola di pensiero applicato della ecologia della musica , che prende le origini dai noti studi schaferiani (il paesaggio sonoro ) ; questa linea di ricerca che stiamo per intraprendere ritiene , come e’ universalmente condiviso , che la musica sia il mezzo e non lo scopo (lo scopo e’ il benessere psicofisico personale e collettivo).
Riabilitare musicalmente in modo ecologico significa consentire all’individuo , con danno delle funzioni di comunicazione parametrica , di continuare a costruire la propria identita’ sonora caratteristica , a variare i parametri sonori ed a costruire significato musicale ,utilizzando la voce e gli strumenti musicali.
Il neonato entra a far parte di un ecosistema e lo modifica ( e ne viene modificato) profondamente; parte di questo ecosistema e’ quello sonoro ; l’individuo tende a realizzare un processo di complementarieta' anche con l'ambiente sonoro attraverso il processo interattivo che definira' i confini della reciproca compatibilita'.Considerando negativamente lo stato dell'ecosistema sonoro metropolitano , si puo' affermare che occorra una particolare capacita' esplorativa e comunicativa ed una modificabilita' ed adattabilita' dei propri ritmi e scelte comportamentali , che non sono spontanee in generale , ma che possono essere apprese con l' esperienza , soprattutto se guidati dall'interazione con persone esperte e professionalmente preparate.
Se cio’ vale per il bambino "normodotato" a maggior ragione vale per il disabile , il quale ha problemi suppletivi nell’esplorare e gestire l’universo sonoro. La figura professionale del musicoterapista ecologico e’ il musicista con formazione complementare ecologico-riabilitativa ,e scopo dell’intervento e’ quello dell’incremento di variabilita’ e di modificabilita’ adattiva sonora , attraverso la modulazione mirata delle perturbazioni presenti nella nicchia ecologica (nel dialogo sonoro).Fondamentale e’ l’esplorazione del confine tra limiti e possibilita’ sonore , facilitando il bambino , (e non solo il bambino) a produrre variabilita’ , autorganizzazione , riflessione , confronto , commento verbale e non verbale sull’esperienza sonora stessa.
La musicoterapia che conosciamo da molti anni -cosi’ come si va delineando -, a nostro parere, caratterizzandosi (nella maggior parte dei casi) istituzionalmente come disciplina autonoma dalla musica ,rischia di indurre nell’immaginario collettivo conseguentemente un’idea di impoverimento della musica "intera" (rimarrebbe questa solo effimero spettacolo? espressione distaccata estetico-intellettuale? una professione? etc?) . E’ la musica "intera" invece a ns. avviso , nella musicoterapia che attualmente definiamo ecologica , ad aver sempre avuto anche potenzialita’ e funzioni "terapeutiche" ; pertanto la musicoterapia ecologica si definisce transitoria , con cioe’ lo scopo temporalmente definito di recuperare auspicabilmente la funzione educativa –riabilitativa e terapeutica della musica intera.
In questa ottica vengono ridimensionate , e cio’ e’ probabilmente un bene prezioso , le preoccupazioni di "riconoscimento" in quanto e’ il musicista che deve recuperare (riappropriarsi de) la musica , ed il musicoterapista e’ uno studioso di ecologia della musica e del suono.
La musicoterapia ecologica ( che di fatto e’ nata con la musica) si colloca auspicabilmente nella ricerca con modalita’ inter-infra-transdisciplinari (Morin docet) e cerca di approfondire di conseguenza l’approccio scientifico complesso ; una linea di interesse primario e’ rappresentata dai lavori di Edelman,Pierro , Damasio , Changeux , e tutti gli studiosi della complessita’.
La musicoterapia ecologica ritiene rispettosamente che il termine musicoterapia venga abusato e che si debba distinguere tra la musicoterapia propriamente detta (psicoterapia non verbale) per la quale esistono nel nostro paese norme e figure precise , la musicoterapia riabilitativa ecologica transitoria (quella in oggetto) e la musicafacilitata (la musicafacilitata si interessa dell’apprendimento musicale delle persone in difficolta’ , e non e’ -a ns. avviso - musicoterapia ; cfr. lavori del comitato scientifico per lo studio della musicafacilitata istituito dal Comune di Roma).
La musicoterapia ecologica ritiene che sia dannoso istituire una figura professionale che "medicalizzi" "la musica ; ritiene altresi’ che si debba "musicalizzare" le strutture socio-sanitarie e che la musicoterapia debba confrontarsi con le atriterapie ed altri approcci e modalita’ , evitando il rischio di ridurre le potenzialita’ della persona disabile ( e non ) ponendosi come una sorta di esclusivo "monolinguaggio" espressivo ; anche in conseguenza di cio’ le scuole di musicoterapia vanno collocate in linea di massima ed auspicabilmente nel circuito musicale , ecologico ed artistico , e non in quello sanitario (solo nel caso della musicoterapia come psicoterapia non verbale si ritiene doveroso confermare che le scuole di musica ed i centri ambientalisti non sono oggettivamente adatti ad ospitare tali attivita’).
La musicoterapia ecologica ritiene altresi’ importante il confronto con le altre figure professionali e ritiene che un terreno propizio possa essere la sperimentazione dell’applicazione della nuova classificazione OMS ICIDH2 , in via di definizione.
La musicoterapia ecologica da’ grande importanza all’incontro scientifico-pratico con scuole di musica ed associazioni ecologiche locali e nazionali (l’ass.cult.europea per l’ecologia del suono Ecosound e la Facemus sono infatti attive presso il Centro di Ecologia Umana di Legambiente ).
Il termine ecologica , e’ sottinteso , presuppone scelte di vita conseguenti e la adesione ad un processo culturale e di applicazione non esclusivamente sonoro , in quanto inseriti in un ecosistema di fatto complesso.
Infine corre l’obbligo di comunicare che l’ass. Facemus intende attrezzarsi per tutelare dal 2002 ( per necessita’ anche attraverso un registro finalizzato ad albo ) la figura transitoria del musicoterapista ecologico , distinguendola da altre figure consimili , non assimilandola a definizioni totalizzanti ed isolanti del musicoterapista riabilitativo , in dialogo con altre associazioni di ricerca e di studio in ottica , per l’appunto , inter-infra-transdisciplinare.
Convinti che il percorso di ricerca intrapreso necessiti del confronto con tutti
Fraternamente salutiamo
Rolando P.Mancini
Roma li , 25-10-01
Cell. 333 2340784 presso PROIETTI –ViaDei Veralli 4b 00163 ROMA e-mail facemus@hotmail.com
Cod.fisc. 97240440582 ; registrata al n. 3/016234 (Ufficio delle Entrate Roma 1)-Pres.Rolando PMancini
DIZIONARIO di musicoterapia ecologica
(in via di definizione-si accettano contributi alla e-mail facemus@hotmail.com)
adattamento-ogni variazione delle condizioni di ambiente sonoro da' luogo a un cambiamento di gestione dell'ecosistema sonoro da parte dell'essere vivente, il quale corregge le sue reazioni (attivita' sonora) e il suo modo per conseguire migliori condizioni di vita (armonizzazione con l'ambiente sonoro).
agenti inquinanti atmosferici sonori- "sostanze" , parametri sonori che una volta penetrate nell'atmosfera sonora (ecosistema) ne modificano le caratteristiche fisiche , chimiche , parametriche , risultando dannose sia per gli esseri umani , sia per l'ambiente.
alluvioni sonore- quando i parametri sono di natura violenta , i suoni nei loro parametri non si contengono piu' nei limiti indolore ed eccedono , debordando nelle aree protette.
ambiente sonoro-luogo sonoro nel quale un organismo vive . In senso ecologico , e' costituito da tutti quei fattori ed influenze e influenze esterne che agiscono sulla vita sonora e sullo sviluppo sonoro degli organismi viventi stessi.Due sono gli aspetti piu' importanti : il biologico ed il non vivente.
Gli elementi ambientali influenzano lo sviluppo dell'organismo e gli effetti seguitano a prodursi per tutto l'arco della sua esistenza.
analisi dei sistemi- lo studio suddiviso in sistemi di relazione fra loro al fine di individuare gli elementi di spicco dell'ambiente sonoro e quindi tentare le diverse soluzioni dei problemi inerenti il territorio sonoro.
agenti sonori scomparsi o in via di estinzione-fenomeno da addebitare all'esercizio indiscriminato o privo di controllo dell'inquinamento acustico , del bombardamento sensoriale sonoro , dell'industrializzazione , dell'urbanizzazione , dello sconvolgimento dell'equilibrio ecologico-sonoro.
CFR SHAFER-IL PAESAGGIO SONORO - RICORDI-UNICOPLI
approvvigionamento sonoro-suoni del grembo materno , dell'infanzia , dell'ambiente , musiche preferite , parametri preferiti , novita' di escursione parametrica finalizzata nelle fascie godibili.
aree protette- zone tutelate da specifici vincoli parametrici e norme per garantire la conservazione di determinati ecosistemi sonori naturali o elaborati dall'uomo.
atmosfera sonora-un insieme di svariati parametri sonori circonda la nostra vita , e da' luogo all'atmosfera sonora che si estende fino alle frontiere dell'udibile e del non udubile.Via via che varia la quota di un parametro , si modificano le caratteristiche fisiche del suono.
biologia sonora-la disciplina che si occupa dell'ambiente sonoro e della salvaguardia dei suoni in via di estinzione
biosfera- sistema che raggruppa tutti gli organismi viventi del pianeta , l'aria , l'acqua , l suolo e quindi il loro habitat (anche sonoro) , dove progredisce il loro ciclo della vita
centri storico-sonori - il termine comprende il perimetro del centro originario di una citta' , dove ancora oggi si riscontrano valori culturali , patrimoni sonori , sociali e storici da salvaguardare , evitando trasformazioni e regolamentando eventuali interventi di recupero e conservazione , a tutela dell'area (anche sonora) stessa
daltonismo sonoro- dispercezione parametrica
deprivazione sensoriale sonora-il termine comprende ogni condizione dovuta a una vita sonora insufficiente , eccessiva o mal equilibrata , nonche' a malattie nelle quali si verifica un incompleto utilizzo dei suoni
depurazione sonora- processo di filtraggio parametrico finalizzata ad evitare dispercezioni negative
deserto sonoro- paesaggio determinato da un clima arido , con marcata scarsita' sonora.
difesa della qualita' del suono-il termine comprende l'insieme di azioni atte a migliorare o mantenere la qualita' dell'ecosistema sonoro , oltre alle misure per ridurre il livello di inquinamento sonoro entro limiti non nocivi per la salute degli uomini , animali o vegetazione e per conservare dal degrado oper d'arte sonora.
ecologia umana- studia l'uomo nell'espletamento dei suoi compiti e nell'ambito dell'ambiente , nonche' le sue relazioni con gli altri uomini e con animali e vegetali.
ecologia del suono-studia la gestione positiva dell'ecosistema sonoro
ecosistema-unita' fondamentale di base in ecologia.Formano un ecosistema gli organismi viventi di un ambiente specifico , i loro fattori fisici e chimici e le interrelazioni tra di loro. La parte della terra in cui possono esistere ecosistemi prende il nome di biosfera.
energia sonora-il termine e' usato per indicare la capacita' di un sistema o di una singola persona di produrre sonorita'
fonometria-tecnica di misurazione dei fenomeni acustici
habitat- in ecologia le condizioni di ambiente e clima preferite o necessarie per lo sviluppo (anche sonoro) delle singole specie animali. In urbanistica il complesso di strutture comunitarie tendenti a soddisfare le esigenze sociali , economiche , tecniche e sonore degli abitanti.
musicoterapia ecologica- offrire alle categorie svantaggiate le chiavi di accesso al circuito musicale per rendere possibile la gestione positiva dell'ecosistema sonoro esterno ed interno
igiene sonoro - l'insieme degli interventi per salvaguardare l'igiene sonoro del territorio , a difesa non solo della natura , ma anche delle citta' , delle campagne , qualita' dell'ambiente di lavoro , insomma tutto cio' che acusticamente circonda l'uomo nel corso della sua esistenza.
inquinamento da rumore-termine per esprimere un livello di rumore ambientale protratto nel tempo , che puo' procurare fastidio e quindi nuocere all'uomo.
L'inquinamento da rumore si misura attraverso fonometri in unita' chiamate decibel; puo' essere originato dall'intensita' elevata di musiche in discoteca , dal traffico stradale quando raggiunge elevate vibrazioni sonore , dal traffico aeroportuale o da fonti industriali , che possono produrre altezze di suoni molto forti , tali da provocare traumi uditivi.
onda-perturbazione che si propaga in una regione dello spazio. La superficie che separa la zona perturbata da quella non perturbata si dice superficie o fronte d'onda.
recupero eco-sonoro - varie metodologie di intervento su tipologie sonore diverse da strutture negative allo scopo di tutelarle e dimensionarle parametricamente , non permettendone l'estinzione
rifiuti sonori- residui di composizioni , assemblati a caso , parametricamente distonici.
riserve sonore - aree protette parametricamente
rumore-disturbo sonoro privo di periodicita' , in quanto vibrazione di carttere irregolare , con tre caratteristiche: qualita' , quantita' e continuita' o discontinuita'.
Il rumore si misura in decibel.
rumore di fondo-la causa predominante del rumore di fondo e' il traffico automobilistico intenso (ad es.). Un fenomeno molto presente anche in Italia , i cui limiti di tollerabilita' sono di gran lunga superiori a quelli degli altri paesi europei , esempio l'Inghilterra.
rumore industriale-si differenzia dal rumore urbano , innanzi tutto per la qualita' : e' caratterizzato da alte frequenze. Molto di quanto si sa della patologia da rumore , deriva da ricerche fatte nel settore industriale.
rumore urbano-ha una composizione spettrale caratterizzata da alta intensita' alle basse frequenza nonche' da diminuzione d'intensita' alle medie frequenze , sino ad assottigliarsi a valori basali per le alte frequenze.Le fonti di rumore urbano possono essere: traffico veicolare o aereo , apparecchi di uso domestico , artigianale , da addebitarsi ad attivita' umane , industriali , etc. La maggior parte delle sorgenti sono fuori dall'habitat interno ; oggi la tecnica edilizia deve tenerne conto per salvaguardare proficuamente questa importante distinzione fra l'esterno e l'interno.
scorie sonore - suoni o rumori di scarto che nell'immediato non possono piu' essere utilizzati ma che possono essere riciclati in ambito educativo-riabilitativo e terapeutico.
selezione ( cfr Darwinismo neurale - Edelman) sonora - meccanismo genetico naturale o artificiale che conduce all'adattamento degli esseri viventi , fissandolo nell'ereditarieta', tanto da costituire uno dei principi fondamentali della evoluzione .
In zootecnica si puo' conseguire un miglioramento di razze di animali domestici ed il potenziamento di determinate qualita' , sopratutto nei bovini da latte e nei cavalli da corsa.
spettro acustico-il numero delle vibrazioni acustiche emesse da una sorgente sonora
suono-perturbazione che si propaga sotto forma di onda di compressione e rarefazione , attraverso un mezzo elastico
tossicita' sonora-capacita' di un suono o rumore a determinare lesioni per effetti biologici indesiderati
ultrasuoni- onde elastiche con frequenza superiore al limite massimo di udubilita' (il limite e' soggettivo per l'orecchio dell'uomo)
unita' di monitoraggio - apparecchiature di indicazione e controllo contro l'inquinamento acustico
La pagina https://www.edscuola.it/archivio/handicap/musica_facilitata.html
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Notizie su di me
Rolando Proietti Mancini si è diplomato con lode presso il Corso Quadriennale di Musicoterapica di Assisi, è stato insegnante di educazione musicale presso la scuola statale media Anna Frank e componente dal 1985 Servizio di Musicoterapica del Centro di Riabilitazione Opera Don Guanella. Ha svolto attività di docenza e di coordinamento in ambito formativo presso l’Ass. Naz. AFSAI, presso l’Università La Sapienza nel Corso di Laurea in Terapia Occupazionale, presso l’Ospedale S. Raffaele, presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore del Corso di Laurea in Terapia Occupazionale, presso il Corso di Laurea in Terapia della Riabilitazione presso l’Ospedale S. Filippo Neri e nel Master per Dottori Clown istituito presso l’Università Roma Tre di Roma, Facoltà di Scienza della Comunicazione, in corsi per insegnanti autorizzati dal MIUR, in centri socio- sanitari e presso scuole nazionali di musicoterapia. E’ stato fondatore de ispiratore di numerose associazioni e reti a carattere cittadino e nazionale: Associazione Culturale Europea per l’Ecologia del Suono; Scuola di Musica V. JARA, Associazione FACEMUS, Associazione REMM – Registro Europeo Musicoterapisti e Musicoterapeuti; Comitato Nazionale per il riconoscimento delle artiterapie; Movimento Nazionale Musicoterapica Democratica ora Cum-sanita’. Ha organizzato il Convegno Nazionale del 1996 sul tema: “ La Comunicazione non verbale con disabili gravi: - L’uomo espressivo e la totalità della persona” per il Centro di R. O. Don Guanella. Ha coordinato il Gruppo di lavoro sulla Musicafacilitata per il comune di Roma nel 2000/2001. E’ stato relatore a numerosi convegni scientifici in tutta Italia RELATORE A CONVEGNI di settore e ha pubblicato articoli per la rivista interna “OPERA DON GUANELLA” , per la rivista Progetto Uomo Musica, N. 8 Ed. Cep Assisi, e relazioni per gli atti dei convegni SIRM, società italiana ritardo mentale (2005/2006) e per Ed. Nuove Frontiere, Roma, 2000.
MUSICA IN TERAPIA
Di fronte ad evidenti fenomeni di difficoltà e disagio in ampi settori sociali riguardanti l'area della comunicazione, dell'espressività e della gestione emozionale, riteniamo necessario sollecitare un percorso di confronto interdisciplinare tra tutti gli operatori (in primis quelli della vasta area delle artiterapie) impegnati nell'area espressiva, artistica, educativa, riabilitativa, terapeutica, in sintesi tra tutte le aree professionali che utilizzano prevalentemente l'elemento artistico nei contesti sociosanitari e di ricerca. Nello sviluppo della ricerca specialistica, insieme alla crescita e all'arricchimento scientifico e culturale, emerge la necessità di una messa in circuito delle esperienze che via via si compiono, facendo in modo che l'area complessiva e interdisciplinare ne usufruisca positivamente. Nello sviluppo specialistico e di parcellizzazione della ricerca, molto spesso l'espressione artistica viene inserita in ambiti educativi, riabilitativi e terapeutici. Le esperienze di ricerca applicata in questo campo devono poter essere vivificanti e ricostituenti per molti ambienti limitrofi ed è necessario evitare ogni deriva epistemologica eccessivamente tecnica che rischierebbe di privare l'arte intera della sua millenaria potenziale funzione educativa, riabilitativa e terapeutica (oltre ad indicare un carico ulteriore anacronistico sulla spesa sanitaria). E' generalmente noto che il neonato entri a far parte di un ecosistema, anche artistico, e lo modifichi (e ne venga modificato) profondamente; egli tende a realizzare un processo di complementarietà anche e soprattutto con l'ambiente sensoriale, attraverso un meccanismo interattivo che definisce i confini della reciproca compatibilità. Considerando negativamente lo stato dell'ecosistema sensoriale metropolitano, si può affermare come evidentemente occorra una particolare capacità esplorativa e comunicativa e una modificabilità e adattabilità dei propri ritmi e scelte comportamentali, che non sono spontanee in generale ma che possono essere apprese con l'esperienza, soprattutto se guidati dall'interazione con persone esperte e professionalmente preparate. Se ciò vale per il bambino “normodotato” a maggior ragione vale per il disabile, il quale ha ulteriori problemi (sensori sporchi) nell'esplorare e gestire l'ecosistema. Scopo dell'operatore è quello di incrementare la variabilità e modificabilità adattiva espressiva, attraverso la modulazione mirata delle perturbazioni presenti nella nicchia ecologica (inizialmente nel dialogo sensoriale). Fondamentale è l'esplorazione del confine tra limiti e possibilità 1 Esperto in musica e disabilità, Coord. CeRiDo Roma espressive, facilitando l'individuo a produrre variabili, autorganizzazione, riflessione , confronto, commento verbale e non verbale dell'esperienza stessa. In questo particolare aspetto quindi educare e riabilitare (apprendere in condizioni patologiche) è un processo con una base epistemologica comune: significa consentire all'individuo, con o senza danno delle funzioni di comunicazione parametrica, di continuare a costruire la propria identità caratteristica, a variare i parametri e a costruire nel nostro caso significato artistico, utilizzando il proprio corpo. Intendiamo sviluppare una riflessione comune che contribuisca a collocare tali studi e ricerche nell'alveo del mondo della funzione sociale dell'arte. A nostro avviso ogni attività di ricerca in merito alla funzione educativa, riabilitativa e terapeutica dell'arte, caratterizzandosi culturalmente e istituzionalmente come disciplina e ricerca autonoma dal circuito artistico, rischierebbe di indurre nell'immaginario collettivo un'idea conseguente di impoverimento della stessa arte "intera", privata dell'arte "interna" (rimarrebbe all'arte la cultura dell'effimero? l'esposizione asettica estetico-intellettuale? La specializzazione esecutiva?). Si pone quindi la questione della riappropriazione (ecologia dell'arte) da parte dell'arte stessa delle sue funzioni nel contesto delle contemporanee ricerche settoriali e talvolta iperspecialistiche. Non si deve, a ns. avviso, sanitarizzare l'arte, bensì invadere artisticamente le strutture socio-sanitarie attraverso la dislocazione e il decentramento delle istituzioni artistiche pubbliche e private, unitamente alla collocazione nelle strutture sociosanitarie di alcune attività del circuito artistico. Intendiamo proporre al mondo artistico, educativo, riabilitativo e terapeutico, e di ricerca, un processo di collocazione territoriale al quale inserire anche le strutture sociosanitarie locali che realizzano attività artistiche, i gruppi, i locali, i centri di ricerca, di etnologia, di pedagogia e psicologia dell'arte, per dar vita ad un archivio espressivo nazionale, centro studi e documentazione sulle funzioni e i modi d'uso dell'arte "interna" e "intera", che intendiamo tutelare promuovendo il recupero e la rivitalizzazione delle sue funzioni. A tale scopo facciamo appello al mondo dell'arte, istituzionale e non, affinché contribuisca alla diffusa applicazione dell'arte IN terapia. Territorialmente si potrebbe pensare di dare vita ad archivi espressivi territoriali, composti da: gruppi, insegnanti, scuole, istituzioni decentrate, esperienze individuali e collettive, scuole statali e private, università, centri di riabilitazione con attività espressive interne, centri socio-sanitari interessati, centri studi, atelier, biblioteche, centri ambientalisti impegnati nel campo dell'inquinamento sensoriale, persone interessate. La presente riflessione intende esclusivamente auspicare che l'arte intera, in tutte le sue funzioni e potenzialità espressive, continui a vivere e svilupparsi nella sua complessità, globalità e totalità (ricordando che nel settore della disabilità, che abbisogna di obiettivi, strategie, tecniche e verifiche ad hoc, l’esperienza ci dimostra che non vanno esclusi percorsi formativi specifici per figure che possano operare in qualità di collaboratori dell’equipe riabilitativa). Ruolo delle terminologie emergenti Le Arti Terapie hanno una loro specificità e capacità integrativa di accorpare le principali metodologie legate alla comunicazione non verbale che passa dal corpo e dalle emozioni ed hanno dimostrato il loro beneficio sul benessere della persona, sul miglioramento del sistema immunitario e sullo sviluppo della resilienza. Questi sono fattori indispensabili, oltre alle metodologie tecnico-sanitarie educative, riabilitative e terapeutiche, per integrare l'intera gamma dei processi e funzioni cognitive psicologiche ed emotive dei soggetti. Con le nuove terminologie si esprime la prospettiva di una costruttiva e proficua collaborazione tra le due aree nel rispetto del mondo dell'arte e di quello della terapia, per un auspicabile studio comune del linguaggio e il processo creativo, degli strumenti peculiari di ogni arte per sviluppare un processo di trasformazione nei soggetti. Centrale è la riflessione comune sul linguaggio del corpo, che rappresenta il canale espressivo principale e ineliminabile nelle dinamiche comunicative. Le emozioni veicolate dai processi artistici, sapientemente condotti, attivano un processo di consapevolezza che ha implicazioni psicomotorie, cognitive e relazionali, utilizza codici non verbali per approfondire la conoscenza di sé e migliora la capacità di relazione con l’altro. Tale collaborazione aiuta ad accogliere nuovi contenuti esistenziali sostenendo la capacità di poterli trasformare in codici integrabili, con il proprio linguaggio corporeo, sensoriale ed emotivo, al fine di migliorare la consapevolezza sociale. E’ importante soprattutto nell’era contemporanea aiutare l’individuo a crescere e conoscere attraverso la musica, l’espressione del corpo, il potere delle immagini e dell’arte e di rappresentare i contenuti interni drammatizzandoli creativamente, per creare scenari socialmente empatici e integrabili, in una società in continua espansione, che rischia una deriva sociologica e un analfabetismo emotivo. Sviluppare questa profonda consapevolezza di sé aiuta cioè a chiarire, espandere e definire il senso di sé che affiora nell’esperienza e permette di iniziare a liberarsi da schemi comportamentali usuali, per promuovere l’autonomia di pensiero e il buon funzionamento psico-fisico (per consapevolezza sociale s’intende in particolare la cooperazione, il saper dare, ricevere e condividere, il saper guidare ed affidarsi, stabilire dei contatti fisici adeguati e non invasivi, proporre e sviluppare delle attività, saper lavorare in gruppo ed a coppie, saper allontanarsi dal gruppo o da una persona). L'epistemologia ecologica di base Ecologia dei rapporti umani Esiste il problema dell'inquinamento dei rapporti umani. E' necessario individuare i fattori inquinanti di tali rapporti, la loro diffusione nell'atmosfera umana interna e interindividuale. Così come andiamo a monitorare lo stato dell'inquinamento delle città, noi dobbiamo far andare un treno speciale in alcune stazioni importanti di queste città dell'uomo. Dobbiamo essere i meno generici possibili, dire cioè quali sono le misurazioni obiettive di questo inquinamento, quali i metodi che abbiamo adottato o stiamo adottando per misurare questo inquinamento, quali le responsabilità, quali gli effetti. E' un lavoro che dovremo fare tutti. Ma per essere costruttivi, dobbiamo anche indicare quali siano i principi a cui attenersi per non inquinare e non inquinarsi. Quali misure proponiamo per disintossicare noi stessi, le nostre relazioni più prossime e le intere città umane colpite dai veleni umanocorrosivi; quali saranno i meravigliosi paesaggi, ottimisticamente sperando, che ci attendono, o che già esistono, e che saranno conservati se l'opera di disinquinamento sarà efficace e costante. Possiamo dire con una prima approssimazione che una relazione umana è inquinata se non è soddisfacente per uno o per tutti i soggetti della relazione. Prima di tutto vi è la materialità dei bisogni primari, o igienici, come li chiamava Maslow (sviluppare i problemi strutturali economici, come prima causa dei problemi anche cosiddetti psicologici: eppure anche se si sa che era un disoccupato disperato, quando si butta da un ponte si continua a parlare di malato di mente!). Ma poi vi è anche l'esigenza più spirituale, ma non meno percepibile, dei bisogni cosiddetti secondari (autostima, realizzazione di sé, espressione della creatività personale ecc.). Per cui i tipi di bisogno si sommano e con essi le insoddisfazioni... C'è un'altissima frequenza di insoddisfazione, infelicità e ansia, provocate a una moltitudine di persone soltanto dalla presenza del vicino o del collega o del familiare, in breve del partner sociale. Questo accumulo di insoddisfazione intasa le relazioni, le coarta e rende impossibili. La dimensione dell'inquinamento relazionale umano deve essere a questo punto veramente enorme. Conviene esplorarla per bene. Ognuno, anche nel suo microcosmo. Se è vero che la persona umana ha difficoltà a vivere da sola e ha un estremo bisogno di compagnia, di socialità, di aiuto, di solidarietà, pare anche egualmente vero che ogni persona si beve insieme con l'aiuto altrui anche l'altrui veleno. E più si è digiuni di compagnia più si diventa sensibili al veleno dell'inquinamento relazionale. E' una dolorosa esperienza di molte persone. La paura stessa di essere inquinati da fattori che per ora qualifico come soffocanti contrasta il bisogno di amore, di amicizia e di fraternità e fa oscillare continuamente il nostro desiderio tra una fuga almeno interiore dai contatti umani e una loro ritentata ricerca. L'estrema instabilità che si produce dentro e fuori le persone per questo diffusissimo tiro alla corda tra opposte ragioni e opposti sentimenti non è segno talvolta di schizofrenia dell'individuo, di una sua malattia mentale da curare, ma di rapporti sociali da ridefinire, cioè da disinquinare. La prescrizione e l'uso di psicofarmaci aggiunge se sbrigativa una forma di inquinamento ad un'altra e non risolve il problema dell'inquinamento relazionale. E' come se l'ambientalista cercasse nei polmoni dei cittadini la causa dell'inquinamento atmosferico della loro città! Il problema dell'insoddisfazione, della fuga e dell'ansia relazionale è così diffuso che spesso non conviene neppure chiedere "come va?" neppure a chi ci ha detto ieri che stava benissimo. Il sistema delle relazioni umane è fragilissimo e sensibilissimo: basta un qualcosa come spesso si dice: "oggi c'è un qualcosa nell'aria che non mi piace". Un qualcosa nell'aria. Non è ossido di piombo, non è anidride carbonica, non è neppure acido solforoso o ossido di carbonio, ma è un qualcosa nell'aria egualmente attivo e percepibile nell'ecosistema umano, quello, piccolo, di una coppia o di una famiglia, o quello, più grande, di una scuola, di un ufficio, di una fabbrica. Sviluppare ora la parte riguardante i fattori "tossici": ci sono parole, comportamenti tossici. Egoismo, menzogna, inganno, individualismo. Cosa sono da un punto di vista ecoantropologico? Fattori socioinquinanti. Come funzionano, cosa producono? Sentire le grandi cose che non vanno oggi, porle in relazione al sistema della produzione e dell'economia, non sono del tutto nel dominio del singolo. La concorrenza, la competizione, la slealtà, il corporativismo, il menefreghismo... (alla lunga si aggrovigliano e "muoiono" anche i rampanti). Ma anche le piccole e terribili disperazioni, le sensazioni di soffocamento nei piccoli ambienti. Le forme dell'inquinamento relazionale o sociorelazione sono quindi le più vaste e le più piccole, le più diffuse, ma ecco qualcuna è proprio nascosta, ce l'hanno solo quei due... Cosa fare? Si può veramente fare qualcosa contro questo inquinamento? Si può misurare, controllare, contrastare? E con cosa? L'ecologia umana è tutto quello che combatte l'inquinamento sociorelazionale, è l'opera di pulizia attiva e volontaria del disinquinamento umano. Fattori disinquinanti: 1) La possibilità economica generalizzata 2) La libertà, il numero di atti quotidiani di libertà data e condivisa, responsabilizzata, non solo come caratteristica di specie, ma come risorsa di liberazione, di disinquinamento sociorelazionale. 3) La ricerca e la costruzione di circolarità sociali, condominiali o tematiche, più ampie delle diadi interpersonali (è anche una risposta ai lati negativi delle famiglie mononucleari); vanno affrontati problemi di ingegneria della socialità. 4) Una maggiore fisicità della comunicazione umana per ricreare i bacini di interazioni che rendano di nuovo possibile e "contattile" l'amicizia tra umani. L'ambientalista umano organizza incursioni di fisicità comunicazionale , rieduca e riabilita. (Cfr. A.Coppola, Scritti sull'ecologia umana) L’emergenza ambientale “interna”, psicocorporea, ha bisogno delle antiche/nuove visioni che utilizzano l’arte nei contesti del disagio Per ragioni storiche, culturali e sociali molto complesse che possono in parte riferirsi alla crisi dei modelli prevalenti, molto si è diffuso il ricorso alle cosiddette terminologie terapeutiche “alternative”. Senza voler entrare nel dettaglio di questi problemi, va da sé che, oggi, vi è un bisogno diffuso di visioni complessive che un tecnicismo non sempre umanizzante appare non soddisfare. La musicoterapia e la danzamovimentoterapia (diciamo tutte le discipline di ricerca ed intervento che utilizzano l'arte nei contesti del disagio ), pur sicuramente collocandosi in una visione olistica dell’essere umano, non sono collocabili nell’ambito delle pratiche “alternative” per le seguenti ragioni: a) “Alternativo” vuol dire letteralmente “al posto di qualcos’altro” ed esse non si pongono in antitesi ad alcun tipo di intervento di miglioramento o risocializzante o psicoeducativo. b) Esse nel momento in cui si collocano nell’ambito dell'intervento non farmacologico, pur non escludendolo non possono essere considerate per questo pratiche alternative. c) Nel momento in cui la prassi di queste discipline ha sempre lavorato avendo la massima disponibilità ad essere testata e valutata secondo metodiche condivise dalla comunità scientifica, questa prassi si colloca del tutto nell’alveo delle metodiche potenzialmente “ufficiali”. Nella maggior parte dei luoghi e dei dispositivi deputati alla costruzione del senso di appartenenza alla comunità come le scuole o anche negli spazi della cura, della riabilitazione e della socializzazione dell’handicap fisico, psichico e sociale troviamo operatori che pongono in atto degli interventi che prevedano l’uso sistematico di quelle che solitamente nella nostra cultura definiamo arte e che non hanno come scopo principale la formazione tecnica (finalità ovviamente lecitissima per una progetto scolastico, accademico o di acquisizione di competenze finalizzate all’inserimento lavorativo o anche semplicemente per il piacere di accrescere il proprio saper fare) ma si pongono invece, in maniera esplicita, come interventi finalizzati al miglioramento delle relazioni e ad una migliore modulazione del proprio mondo emozionale. In particolare non è facile trovare una scuola, un centro diurno o una comunità che non abbia un laboratorio espressivo in cui si realizzino procedure riferibili alle discipline in oggetto, con la finalità di creare un migliore clima relazionale, rieducare e riabilitare. I principali obiettivi di questa costellazione di metodi possono essere inseriti nella riflessione sui seguenti temi: 1. un superamento della dicotomia mente-corpo; 2. un occuparsi non solo della persona francamente malata ma anche della persona “sana”, con finalità peraltro non solo preventive ma anche di consolidamento del “benessere” che viene sempre più inteso sia come diritto individuale che come dovere sociale, tanto che si è aperto un dibattito mondiale sull’inserimento del livello di benessere degli individui nel PIL; 3. un considerare con particolare attenzione la dimensione culturale del soggetto, ritenendola un aspetto fondativo e non secondario per la persona e presupponendo l’idea che ognuno di noi è costantemente in relazione dinamica con più modelli culturali; 4. un considerare sempre come punto di partenza una visione ecologica del soggetto, ovvero una visione sia unitaria che molteplice, la quale non possa prescindere anche dal sistema complesso di relazioni in cui la persona vive; 5. il considerare necessario per migliorare la qualità della vita delle persone, fare leva soprattutto sulle risorse e competenze proprie del soggetto nella loro accezione più ampia e, in questo ambito, il ritenere la creatività come una caratteristica universale delle persone e dei gruppi, non di esclusivo appannaggio di pochi privilegiati “artisti”; 6. un porsi costantemente in ambiti interdisciplinari e, in particolare, quando queste metodiche vengano applicate in campo clinico, considerare come necessaria la collaborazione con figure professionali come quelle del medico o dello psicologo; 7. una costante e determinata attenzione e conoscenza degli studi di neuroscienze, di fisica quantistica, delle discipline che studiano i sistemi di autorganizzazione della materia vivente. Tali metodiche di aiuto e di sostegno, a volte vengono sommariamente definite “non convenzionali”, “olistiche” o addirittura “alternative”. Questi termini, sia pure di uso frequente, non fanno giustizia dello spessore di ricerca. Tra l’altro ingenerano un equivoco, ipotizzando una collocazione di queste metodiche in un’area “altra”, lontana ad esempio dalle possibilità di verifica rigorosa e di collocazione in ambiti metodologici consolidati. Nel nostro paese, come peraltro anche in tutta Europa, assistiamo ad un costante aumento della domanda in questo variegato settore, con variegati sviluppi che si auspica definiscano e delimitino queste varie aree metodologiche. Tale quadro in evoluzione migliora con eccessiva lentezza anche a causa di diffusi pregiudizi artistici, scientifici e corporativi. Nel momento in cui le nostre società confermano la scelta di modelli di welfare, non è più possibile ragionare sulla malattia escludendo il problema dei costi sociali, umani ed economici delle patologie. Prevenire le disabilità e l'esclusione (a qualunque livello) determina una inevitabile ricaduta positiva a tutti questi i livelli, per l’appunto sociali, umani ed economici. La salute e il benessere non appartengono quindi più solo all’individuo (ammesso e non concesso che mai siano appartenuti esclusivamente alla sfera individuale) e devono dunque trovare posto nel discorso sulla collettività nel suo insieme. In altri termini tale sviluppo risponde alla sempre più diffusa e radicata visione del benessere e della salute come doveri sociali, sia della collettività nei confronti del singolo sia del singolo verso la collettività. Solo per fare un esempio specifico, pensiamo al problema degli anziani non autosufficienti. L’aumento dell’età media non sempre corrisponde infatti, come sappiamo, ad un reale benessere per tutto l’arco della vita. Diffondere quindi dei programmi di prevenzione delle disabilità legate alla senescenza potrebbe, nel quadro di un’adeguata programmazione, corrispondere ad enormi risparmi economici da parte del Servizio Sanitario Nazionale (oltre, ovviamente, a ridimensionare significativamente le sofferenze e i disagi degli anziani stessi e delle loro famiglie). In base a quanto esposto invitiamo tutti i protagonisti delle discipline di ricerca oggetto della riflessione, operatori, centri, scuole , cittadini interessati ad ampliare la riflessione in corso.
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