domenica 19 luglio 2026

Le due straniere , parole

Due straniere musica e terapia si innamorarono musica insegnava a volare terapia a non morire musica si mise il camice bianco terapia prese lezioni di tango e finirono in un circo:- A te pria Ti parea Arte pia Terapia E pirata Pari a te Terapia Rapia te.

Le due straniere AI

https://drive.google.com/file/d/1UTUslFta8_n-95OOGDgZgsnRNgZnuYT5/view?usp=drivesdk

sabato 18 luglio 2026

Le due straniere

Due straniere musica e terapia si innamorarono musica insegnava a volare terapia a non morire musica si mise il camice bianco terapia prese lezioni di tango e finirono in un circo:- A te pria Ti parea Arte pia Terapia E pirata Pari a te Terapia Rapia te.

sabato 20 giugno 2026

Antonia Bernardini

Antonia Bernardini se chiamava quarantun anni quanno che morì l'hanno sentita tutti che gridava "cor foco no nun fateme morì". Da Tiburtino terzo era venuta pe annà a Santa Maria della Pietà solo perchè na vorta era svenuta e non ciaveva n'omo da sposà. E l'omo da sposà poi l'ha trovato nella persona de un ber bersajè che doppo quarche mese s'è stufato lassannoje da cresce na bebbè. Ar manicomio ogni anno aritornava pe nun vive de troppa libbertà co li dottori se congratulava che sempre la mannavano a chiamà. E da Rebibbia poi l'hanno mannata a Reggio Emilia pe falla curà ma Antonia come matta era segnata e nun ce stava più gnente da fà. Stava a aspettà la fila alla stazione che quarcheduno avanti je passò lei se incazzò ma venne un pizzardone che come tale nun se presentò. Antonia co sta faccia da cojone nun j'annava de stacce a litigà ma quello je voleva da lezzione dall'alto della propria autorità. Ma Antonia nun seguì n'antro consijo e un ber pizzone in faccia j'ammollò quello gridò "non sa cchi sono io" e alla questura presto la portò. La c'era er maggistrato che scriveva e la cartella clinica guardò vide che aveva fatto la galera e ar manicomio Antonia aritornò. Stava nel letto ma de contenzione aveva sete e la sora chiamò e pe riceve un poco d'attenzione er foco cor cerino s'appiccò. E mentre che moriva all'ospedale disse sortanto "er foco quello no" e dopo la perizia der legale la corpa de nessuno segnalò. E l'anno santo intanto inaugurava er Papa cor suo santo paspartù e mentre che la porta je cascava insegnava ai cristiani la virtù. E poveraccia Antonia Bernardini che pe l'antri ha dovuto da morì pe fa campà li medici assassini e li becchini a falli seppellì.

giovedì 26 marzo 2026

jazz

Linguaggio ispirato all’inclusione e all’integrazione1 1. Perché il jazz a scuola? Perchè il jazz è espressione umana creativa individuale e di gruppo del “qui ed ora” e trasmette ai ragazzi l'utilizzo del suono e della musica come linguaggio non verbale storicamente ispirato all'inclusione ed all'integrazione. 2. Come fare/pensare il jazz a scuola? Cioè quali sono gli aspetti metodologici specifici delle pratiche jazzistiche che possono essere declinate nelle situazioni particolari dei nidi, delle scuole dell’infanzia, delle classi della primaria, nella scuola media? Questi aspetti metodologici in cosa si differenziano e/o come possono interagire con le diverse metodologie messe in atto nell’educazione musicale? Il jazz contribuisce all'utilizzo libero e creativo dei parametri sonori dando agli strumenti nuovo protagonismo ed utilizzo, alle composizioni criteri innovativi , all'improvvisazione linee di sviluppo metodologiche, alle persone indipendenza e socialità nel contesto della performance. L'origine popolare-interetnica permette la libera espressione fin dalla più tenera età in frammenti sonori inseriti in schemi compositivi con tratti informali e formali. 3. Cosa fare di jazz a scuola? Cioè: quali attività e quali contenuti del jazz si possono proporre in relazione alle diverse fasce d’età e ai diversi contesti operativi scolastici? Il jazz si inserisce con modalità interdisciplinari nell'accoglienza culturale, nel rispetto delle usanze e dei riti, nella storia dell'esodo dei popoli e delle contaminazioni sonoreculturali, nell'educazione alla democrazia partecipativa e nella storia dei diritti civili. 4. Chi fa jazz a scuola? Quali competenze deve avere l’insegnante che nella sua classe vuole fare jazz? Quali competenze deve avere il musicista jazz chiamato a fare attività nelle scuole? Deve avere il piacere di fare jazz e far parte del circuito musicale, avere preparazione etnomusicologica e competenza nell'organizzazione delle band piccole e grandi, anche di tipo pratico-amministrativo. 1 L’autore risponde alle domande poste dalla redazione di Musicheria.net in merito al progetto Il Jazz va a scuola promosso dalla Federazione Nazionale Il Jazz Italiano: https://www.musicheria.net/rubriche/jazz-edintorni/5135-il-jazz-va-a-scuola-perche-come-cosa-chi

Esperienza

PERFORMANCE TEATRALE SONORO MUSICALE INTEGRATA Rolando Proietti Mancini Francesco Pirone Premessa da scenario In riferimento alla tradizione popolare terapeutica del fenomeno del “Tarantismo” (cfr. “La terra del rimorso” Ernesto De Martino e il “Tarantismo” stesso autore), i laboratori di musicoterapia del Centro di Riabilitazione Opera don Guanella di Roma proposero nel 2007 un viaggio con un gruppo di ospiti, all’interno della ricostruzione storica del fenomeno. L’evidente drammatizzazione contadina finalizzata a risolvere i conflitti e traumi psicologici, reintegrando il “tarantato” nell’ordine sociale, offrì ai musicoterapisti la possibilità di realizzare una drammatizzazione attingendo al patrimonio di ricerca etnomusicologica, partendo dallo studio di Jervis, Jervis Comba, Carpitella, D’Ayala e lo stesso De Martino. Nel “Tarantismo” la musica con il suo ritmo ridona vita alla persona con la sua caratteristica principale: il movimento. La “Taranta” rappresenta il simbolo egemone intorno al quale costruire la drammatizzazione: musica, danza, colori, oggetti del rito e simbolismo stagionale sono coordinati e unificati nel simbolo della “Taranta”; così gli strumenti musicali cari alla tradizione popolare quali: flauto, organetto, tammorra, nacchere, violino, ciaramella, chitarra battente, chitarra, ocarina. La Pizzica Tarantata è una danza terapeutica popolare che ha origine nell’antichissimo rito di guarigione delle “Tarantate”, durante la funzione religiosa della messa esorcismo del 29 giugno, che si svolgeva e si svolge tuttora presso la cappella di San Paolo a Galatina, santo protettore di tutti coloro i quali sono morsi da animali velenosi. Pertanto, si pensò ad un libero adattamento di una farsa del 1794 tratta dal saggio di Ernesto De Martino “La terra del rimorso Il sud, tra religione e magia” – Net Quality Paperback 2002. La farsa venne rappresentata a Firenze nel 1794 dalla compagnia degli Andolfati. Si tratta di una satira contro una medicina fatta da ciarlatani e impostori, “ma non priva di interesse come documento di costume e di un certo orientamento della media opinione dell’epoca sulla questione del tarantismo”. In breve la storia: L’azione è ambientata a Taranto, dove nella casa di un ricco avaro si introduce l’innamorato della figlia, già promessa sposa ad un uomo anziano, avaro e ricco anche lui. Lo spasimante trova la casa a soqquadro, perché il futuro suocero è stato morso dalla tarantola mentre cercava nello scrigno del fratello morto oro e gioielli: l’eredità. Avaro com’è, il tarantolato non vuole pagare i medici che dovrebbero curare la sua crisi. I medici ciarlatani cercano in vari modi di spillargli più soldi possibili. L’ innamorato, per entrare nelle grazie del futuro suocero, si occupa dell’onorario dei medici, i quali a nulla riescono per guarire questo tipo di male. Riesce anche a svergognarli mostrando l’efficacia della “cura tradizionale”, la cura mediante i suoni. Quindi inizia la cura con l’”esplorazione” sonora fino alla completa guarigione … e tutti vissero felici e contenti. Il giovine rivolto al pubblico “questi signori (i medici ciarlatani) sanno benissimo che il male del nostro signor… è una morsicatura di tarantola, ragno che nascendo particolarmente in Taranto viene denominato così. La musica è la sola medicina che adoprasi in tali incontri. Si tentano vari strumenti, finché si trova il suono che sia più analogo alla tensione dell’ammalato: si principia dal suono del flauto, che è più dolce, si passa al suono del violino che è suono acuto, ma questi due per lo più non hanno bastevole forza per essere troppo delicati. Si viene allora a istrumenti grossolani e strepitosi, li quali non mancano mai di produrre l’effetto desiderato. L’infermo comincia a ballare, e balla con tanta veemenza che per la stanchezza è costretto a cadere a terra; allora è guarito; trovasi la parte morsicata sgonfia interamente e sanissima. Mentre ch’ei balla, ballano ancora le varie tarantole che sono in quella casa se ve ne sono, e ballano sinché crepano tutte. Si avverte ancora che con l’ammalato bisogna che ballino i circostanti ancora s’egli lo vuole, altrimenti s’inquieterebbe con molto danno. Quest’è la vera e semplice medicatura per i morsicati della tarantola “. Modalità di intervento Nella nostra attività drammatica, offriamo delle occasioni che permettono di superare quelle incapacità che la disabilità, a tutti i livelli, comporta. Il nostro fare “teatro” non pensa in termine di stile teatrale, ma il teatro viene pensato come una possibilità in più per il partecipante problema, come ulteriore strumento di comunicazione. Il partecipante problema ripercorre nell’attività drammatica, oltre alla storia culturale, la storia relazionale che stabilisce con gli altri: il gruppo azione e il probabile pubblico. La nostra attività si affianca ad altri laboratori (terapia occupazionale, logopedia, arti e mestieri) e permette di realizzare occasioni, di potenziare quello che ognuno ha dentro. Non è la realizzazione finale più o meno riuscita quello che interessa; preme che i partecipanti siano i soggetti della storia vissuta in quel momento e in quello spazio. E poi, ben venga il sincero piacere e applauso dello spettatore, che tornando nel proprio contesto di vita, non riuscendo a staccarsi dalle sensazioni provate durante la performance, avrà raccolto la testimonianza della carica umana degli “attori”, che, quando riescono ad esternare la propria interiorità, mettono a dura prova la nostra. Il pubblico viene accompagnato in un mondo inimmaginabile, quello di un tarantato, in cui l’immaginazione si scatena e vede quello che nessun racconto verbale sarebbe stato in grado di raccontare: anche se trattasi di una farsa è pur sempre, con tutta la carica emotiva impressa dagli “attori”, dalle musiche e ritmi, lo spaccato di un mondo, quello di un “tarantato”. La musica per la guarigione del tarantismo non aveva una funzione di danza fine a se stessa, né di far divertire, (come oggi molta gente crede a causa di una errata comunicazione ). Per i momenti collettivi c’era il ballo sociale che veniva utilizzato per le feste, i matrimoni. L’obiettivo della cura con i suoni era la soluzione del male. La cura con i suoni seguiva precisi canoni di esecuzione. Costituiva uno strumento, come il lamento funebre ad esempio, di cui il popolo poteva disporre per riconquistare la salute perduta. Obiettivi generali 1. allestire un contesto teatrale; 2. suddividere la rappresentazione in sequenze emotive; 3. ampliare l’aspetto emotivo con i sostegni sensoriali; 4. predisporre situazioni nelle quali far emergere le sensazioni e le risposte dei soggetti; 5. condividere nel gruppo, sostenuto e supervisionato, le emozioni della drammatizzazione; 6. programmare la generalizzazione e la socializzazione dell’evento. 7. elaborazione di una partitura informale. Obiettivi individuali sui seguenti punti specifici (da elaborare in base ai partecipanti prescelti) • consapevolezza degli altri: interazione positiva; • sviluppo delle abilità comunicative; • sviluppo della motricità grossolana attraverso la danza mimica; • autodirettività – autostima; • abilità di imitazione; • integrazione sociale • dialogo sonoro; • sviluppo abilità percettivo – motorie; • sviluppo comportamento attentivo positivo. Obiettivi individuali sui seguenti punti specifici (elaborati in base ai partecipanti) consapevolezza degli altri: interazione positiva; sviluppo delle abilità comunicative; sviluppo della motricità grossolana attraverso la danza mimica; autodirettività autostima; abilità di imitazione; integrazione sociale dialogo sonoro; sviluppo abilità percettivo motorie; sviluppo comportamento attentivo positivo. Strategia • Ricerca storiografica, geografica, sonoro musicale. • Il contenuto è stato inserito in una “CANTATA POPOLARE” (una storia di contadini, rifacimento ad tematiche proprie del cosiddetto “TEATRO POVERO”) da apprendere ed eseguire, ed in una elaborazione scenografica (la tarantola) e coreografica da costruire insieme. In questo siamo stati aiutati da un gruppo di professionisti di ricerca etno musicale “AURIKO” nato a Roma nel 2003. Con un repertorio di canti della tradizione italiana; alcuni di Avigliano (Lucania), tramandati oralmente; altri della tradizione lucana più arcaica, della tradizione campana, pugliese e laziale con contaminazioni di suoni e ritmi che partono dalla nostra realtà etnico culturale e sociale hanno composto una colonna sonora, eseguita live apposta per la drammatizzazione. • Per la gestualità ,le coreografie e i balli è stato di valido aiuto il contributo dato dall’ antropologa ballerina, Prof.ssa Barbara Terenzi. • Elaborazione di partitura informale. • Elementi scenici elaborati e costruiti dagli stessi partecipanti: la tarantola costruita tramite una grancassa, le maschere dei medici ciarlatani, di Antoniotto (l’innamorato), Assuntona (l’innamorata), Don Amilcare (il padre). ANTONIOTTO, ASSUNTONA, DON AMILCARE (2)Considerazioni L’attività di drammatizzazione, fornisce, nel contesto musicoterapico, una risorsa straordinaria: nei partecipanti, sviluppano le abilità motorie, verbali e sociali; aumentano l’autostima, la sicurezza di sé e l’assertività; nei gruppi promuovono la tolleranza, il rispetto reciproco e la coesione. La drammatizzazione della “Taranta: ovvero dei sistemi di cura” può essere considerata un intervento di musicoterapia a “cielo aperto”: è la partecipazione di tutti, corale. Come nella pratica rituale, in questo caso la taranta, l’obiettivo è di scongiurare le ansie di un’esistenza precaria, la terra del rimorso “terra del cattivo passato che torna e opprime col suo rigurgito…”, per analogia, si può intervenire in una situazione problema con obiettivo il superamento degli schemi relazionali e riabilitativi ormai cristallizzati e ripetitivi. • Particolari modalità di interazione con l’elemento sonoro ritmico musicale. • Le riflessioni emerse all’interno del gruppo hanno consentito una progressiva maturazione delle modalità relazionali ed una messa a fuoco delle problematiche comunicative comportamentali. • La drammatizzazione della farsa è stata l’occasione di far entrare in contatto due realtà: il gruppo problema e il gruppo di professionisti gli AURIKO e l’antropologa ballerina prof.ssa Terenzi. • Suoni e ritmi studiati e approfonditi quelli degli AURIKO, con suoni e ritmi arcaici quelli del gruppo problema. La creazione di gesti e di segni, la verbalizzazione per la “rappresentazione” dei vissuti emotivi: la malattia, la morte, la morsicatura, l’amore, ha permesso alla drammatizzazione di essere veicolo comunicativo con il pubblico, stabilendo un complesso sistema di relazioni e valori: in un processo continuo di integrazione. Integrazione: da un sistema “chiuso” come cambiamento verso sistemi aperti in un processo dinamico che non abbandona l’individualità all’interno del gruppo. L’incontro dei partecipanti “attori”, i nostri “musicisti” con il gruppo degli AURIKO, la coreografia studiata dall’antropologa ballerina ha significato una grossa valenza riabilitativa/integrativa: i suoni, i ritmi eseguiti dagli ospiti, il ballo si inserivano pienamente con quelli del gruppo di ricerca etno musicale. Rolando Proietti Mancini, Musicoterapeuta Francesco Péirone, Musicoterapeuta Riferimenti bibliografici Biner, P.; Il Living Theatre atti De Donato 1974 Cabutto, M.; La musicoterapia XENIA 2000 Centro Studi Interdipartimentale in psichiatria della provincia di Cuneo Follia a teatro? O teatri della salute? anno accademico 2004 / 2005 De Martino, E.; La Terra del Rimorso Il sud, tra religione e magia – Net quality paperback Fornari, F.; Psicoanalisi della musica Longanesi & C 1984 Garzantina della musica la nuova enciclopedia della musica 1983 Luzzati, E.; Conte, T.; Facciamo Insieme Teatro Einaudi 1977 Moreno, J.L.; Il Teatro della spontaneità Guaraldi 1973 Pontremoli, A.; Teoria e Tecniche del teatro educativo e sociale Utet università 2005 Sciaccaluga, G.; Laboratorio Teatrale editrice La Scuola 1982

Percorsi

COMITATO SCIENTIFICO DI STUDIO SULLA MUSICA FACILITATA Esperienza pregressa. Al fine di rendere fruibile al maggior numero di cittadini il circuito di educazione musicale, questa Delegazione del Sindaco di Roma per i temi dell'Handicap istituisce al suo interno un Comitato scientifico di studio sulla musica facilitata. La costituzione di tale Comitato nasce da una riflessione di fondo: in ogni classe scolastica alcuni bambini (generalmente il 15-20%) presentano difficolta' di vario ordine in tema di apprendimento; si tratta di bambini con lievi ritardi di sviluppo neuromotorio o sensoriale (a volte con gravi danni limitati all'area motoria), ma che possono essere, se non aiutati, coinvolti in un processo negativo a catena che li puo' condurre in situazioni di estrema difficolta' sia sotto il profilo dell'apprendimento che in quello dell'integrazione sociale. Parliamo di bambini cosiddetti iperattivi, oppure ipovedenti, ipoacusici, con DSA (disturbi specifici di apprendimento ), con minimi danni cerebrali, dislessici, disprassici o aprassici, con danni al sistema motorio, etc. per i quali il sostegno scolastico (a volte ridotto in termini di orario) non e' in grado di affrontare il discorso dell'educazione musicale informale e formale. Anche fuori dall'orario scolastico tali bambini (e non solo bambini) vengono di fatto esclusi (attraverso "barriere" di educazione musicale) dal circuito delle scuole di musica in quanto necessitano oggettivamente di una pedagogia personalizzata e di operatori specializzati. Tali operatori non sono gli esperti di musicoterapia, in quanto tale disciplina emergente si occupa di terapia e non di educazione musicale personalizzata, e si rivolge ai disabili della comunicazione (spesso gravissimi) utilizzando tecniche psico-corporeo-sonore finalizzate a stabilire un canale di comunicazione; essa nasce e si sviluppa prevalentemente all'interno delle istituzioni per disabili (ex art. 26) ed entra nella scuola per i casi di gravi problemi di comunicazione. Le persone di cui parliamo in musica facilitata spesso non hanno alcun problema di comunicazione ; non e' raro invece il caso di bambini che, limitati in alcune aree di apprendimento o motorie, sono in qualche modo "superdotati" sotto l'aspetto della comunicazione non verbale. La musica facilitata non e' quindi in opposizione alla emergente musicoterapia, ma affronta il discorso dell'educazione musicale personalizzata per soggetti che spesso per precisi problemi non riescono a frequentare una scuola di musica o che, pur sapendo suonare uno strumento, non riescono ad avere gli strumenti per far parte di una band. La presenza di esperti di musicoterapia nel Comitato non ha quindi una funzione "terapeutica" ma serve altresi' a non confondere i due distinti settori. C'e' quindi bisogno di personale educativo specializzato, adeguato al quadro oggettivo di necessita', personale che presumibilmente potra' essere individuato tra gli operatori esistenti nel campo dell'educazione musicale, al quale puo' essere proposta una suppletiva specializzazione per i temi dello sviluppo neuromotorio "normale" ed originale. Tale personale cosi' formato potra' auspicabilmente in futuro operare nel circuito musicale in qualita' di facilitatore, in grado di accompagnare il bambino (e non) con problemi specifici entro una corsia preferenziale di educazione musicale, nella scuola pubblica e nelle scuole di musica, relazionandosi positivamente con il personale socio-sanitario. In tale prospettiva la Delegazione del Sindaco di Roma per i temi dell'Handicap prende l'iniziativa di costituire al suo interno un Comitato scientifico di studio dulla musica facilitata che presumibilmente svolgera' la sua attivita' dal 1-2-2001 al 1-2-2002, con al suo interno i seguenti componenti: -Dott.Riccardo Callori Di Vignale, neuropsichiatra infantile (ASL di Marino, consulente di vari centri psico-medico-padegogici nonche' del Provveditorato agli Studi di Roma e Provincia) -Prof. Giovanni Piazza, docente presso il Conservatorio di S.Cecilia, protagonista in Italia della diffusione ed approfondimento della metodologia Orff-Schulwerk -Ciro Paduano, responsabile della Scuola di Musica di Donna Olimpia per l'educazione musicale infantile -Francesco Saverio Galtieri, Presidente del Coordinamento Romano delle Scuole di Musica -Prof.Roberto Mayer, neuropsichiatra infantile, gia' docente presso l'Universita' La Sapienza di Roma -Rolando Proietti Mancini, esperto di musica e disabilita' presso l'Opera Don Guanella, responsabile del Centro di Ecologia Umana di Legambiente -Dott.ssa Ileana Argentin, Delegata del Sindaco di Roma per i temi dell'Handicap -Dott.Rolando Galluzzi -Mirella Macheroni, funzionari della Delegazione del Sindaco di Roma per i Temi dell'Handicap -..................., membro FISH -..................., Membro della Consulta cittadina per i temi dell'Handicap -Patrizia Mirabella, rappresentante dell'Associazione Culturale Europea Per L'Ecologia Del Suono -Daniela Salamiti, logopedista presso il centro psico-medico-pedagogico Casa Giocosa, esperta in laboratori di musica ed handicap -Diego Maugeri, musicista -Paolo Feligioni, musicista e studente presso il Centro di Educazione Permanente di Assisi -Roberto Diana-musicoterapista Tale Comitato ha il compito di elaborare un documento da consegnare alle strutture competenti del Comune di Roma per attivare auspicabilmente un percorso competente atto a facilitare l'accesso delle persone citate al circuito di educazione musicale. Tale documento dovra' prevedere: -una introduzione di carattere teorico-scientifico -una descrizione della situazione cittadina utilizzando anche la banca dati delle Scuole di Musica, del Provveditorato e delle Associazioni operanti nel settore della disabilita' -una analisi dei bisogni reali -l'elaborazione di obiettivi, strategie e verifiche applicabili -l'elaborazione di ipotesi formative della figura professionale del facilitatore - una strutturazione di ipotesi di progetto operativo -l'individuazione di interlocutori amministrativi -l'individuazione di scuole pubbliche e private nelle quali attivare laboratori sperimentali di MF, determinando gli operatori preposti ed il supporto di supervisione e sostegno -una proposta di CARD di sconto economico per gli allievi che vorranno frequentare corsi facilitati nelle scuole private, collegata ad un ipotetico criterio di convenzionamento. -l'individuazione di eventuali ausili tecnologici per la musica facilitata realizzando un depistage con le Ditte di Settore e le Associazioni competenti Il Comitato si riunira' almeno una volta al mese, su convocazione della Delegazione del Sindaco nella sede indicata dalla stessa. La Delegazione nel periodo nov.2001-genn.2002 provvedera' alla stampa del documento finale previsto. Associazione professionale europea musicoterapisti ecologici e facilitatori musicali Agli operatori e studiosi di musica e disabilita’ Alle associazioni ecologiche ed ambientaliste Alle scuole di musica Alle associazioni di riab. convenzionale e non Oggetto : presentazione finalizzata alla collaborazione scientifica Ill.me/i signore/i , ci permettiamo di emettere la presente circolare cortesemente e rispettosamente , nello spirito della ricerca e del lavoro comune , premettendo di voler evitare ogni sterile polemica in merito a chi ha inventato la musicoterapia ed a chi si ritiene _ in totale buona fede _ il suo legale predestinato rappresentante ; siamo in concreto interessati esclusivamente a relazioni di studio e ricerca con chiunque sia animato dallo spirito di una "scienza con coscienza". Riassumiamo pertanto brevemente le premesse epistemologiche del nostro percorso:- -Per musicoterapia ecologica intendiamo attualmente (e’ un work in progress) una scuola di pensiero applicato della ecologia della musica , che prende le origini dai noti studi schaferiani (il paesaggio sonoro ) ; questa linea di ricerca che stiamo per intraprendere ritiene , come e’ universalmente condiviso , che la musica sia il mezzo e non lo scopo (lo scopo e’ il benessere psicofisico personale e collettivo). Riabilitare musicalmente in modo ecologico significa consentire all’individuo , con danno delle funzioni di comunicazione parametrica , di continuare a costruire la propria identita’ sonora caratteristica , a variare i parametri sonori ed a costruire significato musicale ,utilizzando la voce e gli strumenti musicali. Il neonato entra a far parte di un ecosistema e lo modifica ( e ne viene modificato) profondamente; parte di questo ecosistema e’ quello sonoro ; l’individuo tende a realizzare un processo di complementarieta' anche con l'ambiente sonoro attraverso il processo interattivo che definira' i confini della reciproca compatibilita'.Considerando negativamente lo stato dell'ecosistema sonoro metropolitano , si puo' affermare che occorra una particolare capacita' esplorativa e comunicativa ed una modificabilita' ed adattabilita' dei propri ritmi e scelte comportamentali , che non sono spontanee in generale , ma che possono essere apprese con l' esperienza , soprattutto se guidati dall'interazione con persone esperte e professionalmente preparate. Se cio’ vale per il bambino "normodotato" a maggior ragione vale per il disabile , il quale ha problemi suppletivi nell’esplorare e gestire l’universo sonoro. La figura professionale del musicoterapista ecologico e’ il musicista con formazione complementare ecologico-riabilitativa ,e scopo dell’intervento e’ quello dell’incremento di variabilita’ e di modificabilita’ adattiva sonora , attraverso la modulazione mirata delle perturbazioni presenti nella nicchia ecologica (nel dialogo sonoro).Fondamentale e’ l’esplorazione del confine tra limiti e possibilita’ sonore , facilitando il bambino , (e non solo il bambino) a produrre variabilita’ , autorganizzazione , riflessione , confronto , commento verbale e non verbale sull’esperienza sonora stessa. La musicoterapia che conosciamo da molti anni -cosi’ come si va delineando -, a nostro parere, caratterizzandosi (nella maggior parte dei casi) istituzionalmente come disciplina autonoma dalla musica ,rischia di indurre nell’immaginario collettivo conseguentemente un’idea di impoverimento della musica "intera" (rimarrebbe questa solo effimero spettacolo? espressione distaccata estetico-intellettuale? una professione? etc?) . E’ la musica "intera" invece a ns. avviso , nella musicoterapia che attualmente definiamo ecologica , ad aver sempre avuto anche potenzialita’ e funzioni "terapeutiche" ; pertanto la musicoterapia ecologica si definisce transitoria , con cioe’ lo scopo temporalmente definito di recuperare auspicabilmente la funzione educativa –riabilitativa e terapeutica della musica intera. In questa ottica vengono ridimensionate , e cio’ e’ probabilmente un bene prezioso , le preoccupazioni di "riconoscimento" in quanto e’ il musicista che deve recuperare (riappropriarsi de) la musica , ed il musicoterapista e’ uno studioso di ecologia della musica e del suono. La musicoterapia ecologica ( che di fatto e’ nata con la musica) si colloca auspicabilmente nella ricerca con modalita’ inter-infra-transdisciplinari (Morin docet) e cerca di approfondire di conseguenza l’approccio scientifico complesso ; una linea di interesse primario e’ rappresentata dai lavori di Edelman,Pierro , Damasio , Changeux , e tutti gli studiosi della complessita’. La musicoterapia ecologica ritiene rispettosamente che il termine musicoterapia venga abusato e che si debba distinguere tra la musicoterapia propriamente detta (psicoterapia non verbale) per la quale esistono nel nostro paese norme e figure precise , la musicoterapia riabilitativa ecologica transitoria (quella in oggetto) e la musicafacilitata (la musicafacilitata si interessa dell’apprendimento musicale delle persone in difficolta’ , e non e’ -a ns. avviso - musicoterapia ; cfr. lavori del comitato scientifico per lo studio della musicafacilitata istituito dal Comune di Roma). La musicoterapia ecologica ritiene che sia dannoso istituire una figura professionale che "medicalizzi" "la musica ; ritiene altresi’ che si debba "musicalizzare" le strutture socio-sanitarie e che la musicoterapia debba confrontarsi con le atriterapie ed altri approcci e modalita’ , evitando il rischio di ridurre le potenzialita’ della persona disabile ( e non ) ponendosi come una sorta di esclusivo "monolinguaggio" espressivo ; anche in conseguenza di cio’ le scuole di musicoterapia vanno collocate in linea di massima ed auspicabilmente nel circuito musicale , ecologico ed artistico , e non in quello sanitario (solo nel caso della musicoterapia come psicoterapia non verbale si ritiene doveroso confermare che le scuole di musica ed i centri ambientalisti non sono oggettivamente adatti ad ospitare tali attivita’). La musicoterapia ecologica ritiene altresi’ importante il confronto con le altre figure professionali e ritiene che un terreno propizio possa essere la sperimentazione dell’applicazione della nuova classificazione OMS ICIDH2 , in via di definizione. La musicoterapia ecologica da’ grande importanza all’incontro scientifico-pratico con scuole di musica ed associazioni ecologiche locali e nazionali (l’ass.cult.europea per l’ecologia del suono Ecosound e la Facemus sono infatti attive presso il Centro di Ecologia Umana di Legambiente ). Il termine ecologica , e’ sottinteso , presuppone scelte di vita conseguenti e la adesione ad un processo culturale e di applicazione non esclusivamente sonoro , in quanto inseriti in un ecosistema di fatto complesso. Infine corre l’obbligo di comunicare che l’ass. Facemus intende attrezzarsi per tutelare dal 2002 ( per necessita’ anche attraverso un registro finalizzato ad albo ) la figura transitoria del musicoterapista ecologico , distinguendola da altre figure consimili , non assimilandola a definizioni totalizzanti ed isolanti del musicoterapista riabilitativo , in dialogo con altre associazioni di ricerca e di studio in ottica , per l’appunto , inter-infra-transdisciplinare. Convinti che il percorso di ricerca intrapreso necessiti del confronto con tutti Fraternamente salutiamo Rolando P.Mancini Roma li , 25-10-01 Cell. 333 2340784 presso PROIETTI –ViaDei Veralli 4b 00163 ROMA e-mail facemus@hotmail.com Cod.fisc. 97240440582 ; registrata al n. 3/016234 (Ufficio delle Entrate Roma 1)-Pres.Rolando PMancini DIZIONARIO di musicoterapia ecologica (in via di definizione-si accettano contributi alla e-mail facemus@hotmail.com) adattamento-ogni variazione delle condizioni di ambiente sonoro da' luogo a un cambiamento di gestione dell'ecosistema sonoro da parte dell'essere vivente, il quale corregge le sue reazioni (attivita' sonora) e il suo modo per conseguire migliori condizioni di vita (armonizzazione con l'ambiente sonoro). agenti inquinanti atmosferici sonori- "sostanze" , parametri sonori che una volta penetrate nell'atmosfera sonora (ecosistema) ne modificano le caratteristiche fisiche , chimiche , parametriche , risultando dannose sia per gli esseri umani , sia per l'ambiente. alluvioni sonore- quando i parametri sono di natura violenta , i suoni nei loro parametri non si contengono piu' nei limiti indolore ed eccedono , debordando nelle aree protette. ambiente sonoro-luogo sonoro nel quale un organismo vive . In senso ecologico , e' costituito da tutti quei fattori ed influenze e influenze esterne che agiscono sulla vita sonora e sullo sviluppo sonoro degli organismi viventi stessi.Due sono gli aspetti piu' importanti : il biologico ed il non vivente. Gli elementi ambientali influenzano lo sviluppo dell'organismo e gli effetti seguitano a prodursi per tutto l'arco della sua esistenza. analisi dei sistemi- lo studio suddiviso in sistemi di relazione fra loro al fine di individuare gli elementi di spicco dell'ambiente sonoro e quindi tentare le diverse soluzioni dei problemi inerenti il territorio sonoro. agenti sonori scomparsi o in via di estinzione-fenomeno da addebitare all'esercizio indiscriminato o privo di controllo dell'inquinamento acustico , del bombardamento sensoriale sonoro , dell'industrializzazione , dell'urbanizzazione , dello sconvolgimento dell'equilibrio ecologico-sonoro. CFR SHAFER-IL PAESAGGIO SONORO - RICORDI-UNICOPLI approvvigionamento sonoro-suoni del grembo materno , dell'infanzia , dell'ambiente , musiche preferite , parametri preferiti , novita' di escursione parametrica finalizzata nelle fascie godibili. aree protette- zone tutelate da specifici vincoli parametrici e norme per garantire la conservazione di determinati ecosistemi sonori naturali o elaborati dall'uomo. atmosfera sonora-un insieme di svariati parametri sonori circonda la nostra vita , e da' luogo all'atmosfera sonora che si estende fino alle frontiere dell'udibile e del non udubile.Via via che varia la quota di un parametro , si modificano le caratteristiche fisiche del suono. biologia sonora-la disciplina che si occupa dell'ambiente sonoro e della salvaguardia dei suoni in via di estinzione biosfera- sistema che raggruppa tutti gli organismi viventi del pianeta , l'aria , l'acqua , l suolo e quindi il loro habitat (anche sonoro) , dove progredisce il loro ciclo della vita centri storico-sonori - il termine comprende il perimetro del centro originario di una citta' , dove ancora oggi si riscontrano valori culturali , patrimoni sonori , sociali e storici da salvaguardare , evitando trasformazioni e regolamentando eventuali interventi di recupero e conservazione , a tutela dell'area (anche sonora) stessa daltonismo sonoro- dispercezione parametrica deprivazione sensoriale sonora-il termine comprende ogni condizione dovuta a una vita sonora insufficiente , eccessiva o mal equilibrata , nonche' a malattie nelle quali si verifica un incompleto utilizzo dei suoni depurazione sonora- processo di filtraggio parametrico finalizzata ad evitare dispercezioni negative deserto sonoro- paesaggio determinato da un clima arido , con marcata scarsita' sonora. difesa della qualita' del suono-il termine comprende l'insieme di azioni atte a migliorare o mantenere la qualita' dell'ecosistema sonoro , oltre alle misure per ridurre il livello di inquinamento sonoro entro limiti non nocivi per la salute degli uomini , animali o vegetazione e per conservare dal degrado oper d'arte sonora. ecologia umana- studia l'uomo nell'espletamento dei suoi compiti e nell'ambito dell'ambiente , nonche' le sue relazioni con gli altri uomini e con animali e vegetali. ecologia del suono-studia la gestione positiva dell'ecosistema sonoro ecosistema-unita' fondamentale di base in ecologia.Formano un ecosistema gli organismi viventi di un ambiente specifico , i loro fattori fisici e chimici e le interrelazioni tra di loro. La parte della terra in cui possono esistere ecosistemi prende il nome di biosfera. energia sonora-il termine e' usato per indicare la capacita' di un sistema o di una singola persona di produrre sonorita' fonometria-tecnica di misurazione dei fenomeni acustici habitat- in ecologia le condizioni di ambiente e clima preferite o necessarie per lo sviluppo (anche sonoro) delle singole specie animali. In urbanistica il complesso di strutture comunitarie tendenti a soddisfare le esigenze sociali , economiche , tecniche e sonore degli abitanti. musicoterapia ecologica- offrire alle categorie svantaggiate le chiavi di accesso al circuito musicale per rendere possibile la gestione positiva dell'ecosistema sonoro esterno ed interno igiene sonoro - l'insieme degli interventi per salvaguardare l'igiene sonoro del territorio , a difesa non solo della natura , ma anche delle citta' , delle campagne , qualita' dell'ambiente di lavoro , insomma tutto cio' che acusticamente circonda l'uomo nel corso della sua esistenza. inquinamento da rumore-termine per esprimere un livello di rumore ambientale protratto nel tempo , che puo' procurare fastidio e quindi nuocere all'uomo. L'inquinamento da rumore si misura attraverso fonometri in unita' chiamate decibel; puo' essere originato dall'intensita' elevata di musiche in discoteca , dal traffico stradale quando raggiunge elevate vibrazioni sonore , dal traffico aeroportuale o da fonti industriali , che possono produrre altezze di suoni molto forti , tali da provocare traumi uditivi. onda-perturbazione che si propaga in una regione dello spazio. La superficie che separa la zona perturbata da quella non perturbata si dice superficie o fronte d'onda. recupero eco-sonoro - varie metodologie di intervento su tipologie sonore diverse da strutture negative allo scopo di tutelarle e dimensionarle parametricamente , non permettendone l'estinzione rifiuti sonori- residui di composizioni , assemblati a caso , parametricamente distonici. riserve sonore - aree protette parametricamente rumore-disturbo sonoro privo di periodicita' , in quanto vibrazione di carttere irregolare , con tre caratteristiche: qualita' , quantita' e continuita' o discontinuita'. Il rumore si misura in decibel. rumore di fondo-la causa predominante del rumore di fondo e' il traffico automobilistico intenso (ad es.). Un fenomeno molto presente anche in Italia , i cui limiti di tollerabilita' sono di gran lunga superiori a quelli degli altri paesi europei , esempio l'Inghilterra. rumore industriale-si differenzia dal rumore urbano , innanzi tutto per la qualita' : e' caratterizzato da alte frequenze. Molto di quanto si sa della patologia da rumore , deriva da ricerche fatte nel settore industriale. rumore urbano-ha una composizione spettrale caratterizzata da alta intensita' alle basse frequenza nonche' da diminuzione d'intensita' alle medie frequenze , sino ad assottigliarsi a valori basali per le alte frequenze.Le fonti di rumore urbano possono essere: traffico veicolare o aereo , apparecchi di uso domestico , artigianale , da addebitarsi ad attivita' umane , industriali , etc. La maggior parte delle sorgenti sono fuori dall'habitat interno ; oggi la tecnica edilizia deve tenerne conto per salvaguardare proficuamente questa importante distinzione fra l'esterno e l'interno. scorie sonore - suoni o rumori di scarto che nell'immediato non possono piu' essere utilizzati ma che possono essere riciclati in ambito educativo-riabilitativo e terapeutico. selezione ( cfr Darwinismo neurale - Edelman) sonora - meccanismo genetico naturale o artificiale che conduce all'adattamento degli esseri viventi , fissandolo nell'ereditarieta', tanto da costituire uno dei principi fondamentali della evoluzione . In zootecnica si puo' conseguire un miglioramento di razze di animali domestici ed il potenziamento di determinate qualita' , sopratutto nei bovini da latte e nei cavalli da corsa. spettro acustico-il numero delle vibrazioni acustiche emesse da una sorgente sonora suono-perturbazione che si propaga sotto forma di onda di compressione e rarefazione , attraverso un mezzo elastico tossicita' sonora-capacita' di un suono o rumore a determinare lesioni per effetti biologici indesiderati ultrasuoni- onde elastiche con frequenza superiore al limite massimo di udubilita' (il limite e' soggettivo per l'orecchio dell'uomo) unita' di monitoraggio - apparecchiature di indicazione e controllo contro l'inquinamento acustico La pagina https://www.edscuola.it/archivio/handicap/musica_facilitata.html è stata modificata Lunedì 7 ottobre 113, alle ore 20:41:31 - Educazione&Scuola©

Le due straniere , parole

Due straniere musica e terapia si innamorarono musica insegnava a volare terapia a non morire musica si mise il camice bianco terapia prese ...